Decarbonizzazione: siamo davvero sulla strada giusta? La ricerca del Dipartimento di Scienze economiche pubblicata su Nature Communucations

Decarbonizzazione: siamo davvero sulla strada giusta?

Un nuovo studio pubblicato su Nature Communications invita a guardare oltre i dati nazionali sull'efficienza energetica. La riduzione dei consumi energetici di un Paese potrebbe non corrispondere a una diminuzione dell'impatto ambientale globale se le produzioni più energivore vengono semplicemente trasferite all'estero. Quando un Paese registra un calo della propria intensità energetica, cioè della quantità di energia necessaria per generare ricchezza economica, si tende a interpretare questo risultato come un segnale positivo nel percorso verso la decarbonizzazione. Ma è davvero così?

A questa domanda cerca di rispondere lo studio "Energy intensity, offshoring and the illusion of decarbonization", pubblicato in open access sulla rivista Nature Communications da Francesco Jacopo Pintus, assegnista di ricerca dell’Dipartimento di Scienze economiche dell’Università degli Studi di Verona, insieme a Claudia Amadei e Cesare Dosi dell'Università di Padova. La ricerca mette in discussione una delle interpretazioni più diffuse degli indicatori energetici nazionali. Secondo gli autori, infatti, una diminuzione dell'intensità energetica osservata all'interno di un Paese non rappresenta necessariamente un autentico progresso verso la sostenibilità globale. Parte di questo miglioramento potrebbe dipendere dal trasferimento all'estero delle attività produttive più energivore, un fenomeno noto come offshoring.

Negli ultimi decenni molte economie avanzate hanno registrato significativi miglioramenti nei propri indicatori energetici. Tuttavia, in un contesto caratterizzato da catene globali del valore sempre più integrate, una quota crescente della produzione industriale può essere delocalizzata verso altri Paesi. Per approfondire il fenomeno, lo studio prende in esame 15 Paesi OCSE nel periodo compreso tra 1970 e 2021, analizzando l'evoluzione dell'intensità energetica e il ruolo svolto dai processi di delocalizzazione produttiva. I risultati mostrano che l'offshoring può contribuire in modo significativo alla riduzione dell'intensità energetica osservata in alcuni Paesi. Questo significa che una parte dei progressi comunemente attribuiti all'innovazione tecnologica, all'efficienza energetica o alla trasformazione strutturale dell'economia potrebbe essere spiegata anche dal trasferimento delle attività più energivore verso altre aree del mondo. Le conclusioni dello studio hanno importanti implicazioni per il dibattito sulle politiche climatiche e sulla valutazione dei percorsi di transizione energetica. Secondo gli autori, affidarsi esclusivamente agli indicatori basati sulla produzione nazionale rischia di fornire un'immagine incompleta dei reali progressi verso la decarbonizzazione. Per comprendere l'effettivo impatto ambientale dei sistemi economici è necessario adottare prospettive più ampie, capaci di tenere conto anche dell'energia e delle emissioni incorporate nei beni importati. La ricerca contribuisce così a una riflessione sempre più centrale nelle scienze economiche e ambientali: misurare la sostenibilità non significa soltanto osservare ciò che avviene entro i confini di un Paese, ma considerare l'intera rete globale di produzione e consumo che sostiene le economie contemporanee.

Programme Director
Francesco Jacopo Pintus

Department
Economics

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