Differenze inter-settoriali nelle dinamiche di agglomerazione industriale: modelli ed evidenza empirica comparata

Data inizio
1 novembre 2005
Durata (mesi) 
12
Dipartimenti
Scienze Economiche
Responsabili (o referenti locali)
Fagiolo Giorgio

1. Descrizione sintetica degli obiettivi del progetto

Il progetto di ricerca si propone di studiare sistematicamente i meccanismi alla base dei fenomeni di agglomerazione spaziale delle attività economiche e di esplorare le cause della loro eterogeneità, sia a livello di settori industriali che di siti geografici. In particolare, si intende rispondere ai seguenti quesiti:
(i) Quali sono le cause delle forti e sistematiche differenze nei patterns di agglomerazione spaziale delle attività economiche osservate empiricamente in Italia tra settori industriali diversi?
(ii) E’ possibile produrre uno schema interpretativo generale del caso italiano basato su rigorosi modelli matematici in grado di produrre una distinzione statisticamente significativa tra (a) forze a carattere locale che generano tendenza all’agglomerazione indipendentemente dal settore industriale di appartenenza di ciascuna impresa; e: (b) forze legate ad economie di agglomerazione interamente specifiche al settore industriale di appartenenza?
(iii) Cosa si può dire circa la variabilità di tale forze, in ogni dato periodo temporale, tra regioni italiane? Esistono caratteristiche comuni nei fenomeni di agglomerazione industriale? Quale è il ruolo giocato dalle specificità regionali nei fenomeni di agglomerazione industriale?
(iv) Infine, come cambiano tali forze (sia a livello nazionale che a livello regionale) nel tempo? E quali sono le implicazioni di carattere politico-economico che se ne possono trarre?

2. Basi di partenza scientifica

Negli ultimi anni vi è stata una notevole proliferazione di contributi volti ad analizzare la componente “spaziale” e “geografica” delle attività economiche e, in particolare, dei meccanismi sottostanti ai fenomeni di agglomerazione industriale. Il punto di partenza risiede nell’osservare che in genere le attività economiche sono concentrate nello spazio geografico in grado significativamente superiore a quanto qualsiasi teoria basata su di un qualche “vantaggio comparato” possa predire (si veda p.e. Krugman, 1991).
Al fine di spiegare questo fatto stilizzato, sono stati impiegati nel recente passato diversi modelli teorici basati sul concetto di “economie di agglomerazione” generate p.es. da esternalità positive di mercato (cf. i modelli della cosiddetta `new economic geography’ in Fujita et al., 1999). Tale ipotesi è stata successivamente testata in una serie di lavori di carattere empirico (Ellison e Glaeser, 1997, 1999; Maurel e Sedillot, 1999; Overman e Duranton, 2002; Dumais et al., 2002; Devereux et al., 2004; Combes e Overman, 2004).
Queste analisi hanno mostrato come i patterns di agglomerazione (in diverse nazioni) sono fortemente eterogenei rispetto al settore industriale al quale le imprese appartengono. D’altra parte, tale linea di ricerca ha lasciato senza risposta una serie di importanti quesiti.
In primo luogo, le stime empiriche dell’intensità di agglomerazione settoriale non sono basate su modelli teorici che spiegano (anche in modo molto stilizzato) la dinamica delle scelte di localizzazione spaziale delle imprese. In secondo luogo, le stime riguardano indici sintetici di agglomerazione. Pertanto, esse non permettono di: (i) generare implicazioni testabili circa l’intera distribuzione di agglomerazione settoriale (i.e. numero di imprese appartenenti ad un dato settore presenti in ogni sito geografico in un dato istante); (ii) valutare il peso relativo di forze a carattere locale (che generano tendenza all’agglomerazione indipendentemente dal settore industriale di appartenenza di ciascuna impresa) rispetto al peso di forze legate ad economie di agglomerazione (interamente specifiche al settore industriale di appartenenza).
Tali problemi sono stati recentemente affrontati da una serie di lavori (si veda Bottazzi, Dosi e Fagiolo, 2001, 2005; Bottazzi et al, 2004) in cui si studia un semplice modello analitico di agglomerazione spaziale (di seguito indicato come BDF) in cui le imprese scelgono adattivamente dove posizionare le proprie attività produttive mediante regole decisionali stocastiche in presenza di economie di agglomerazione dinamiche.
Il modello DBF, sebbene ancora allo stadio preliminare, è in grado di fornire previsioni empiricamente testabili, per ogni singolo settore, circa la distribuzione invariante del numero di imprese presenti nei diversi siti geografici. Esercizi empirici di natura introduttiva ed esplorativa mostrano che: (i) le previsioni del modello ben si adattano alle evidenze empiriche aggregate italiane in diversi settori industriali; (ii) il modello permette di fornire una prima indicazione circa differenze statisticamente significative tra la forza dei drivers specifici alla tecnologia nei diversi settori industriali.

3. Descrizione del progetto

A partire da tali presupposti teorici, il progetto mira a rispondere ai quesiti descritti nella “Descrizione sintetica degli obiettivi” articolandosi in due “work packages” (WPs).

WP1: Sviluppi ed estensioni del modello teorico DBF
Tale fase dell’analisi mira ad estendere il modello BDF base in modo da incorporare gradualmente due elementi fondamentali:
(i) Interazioni tra settori industriali. Sinora il modello BDF riguarda le decisioni di localizzazione di imprese che appartengono ad un unico settore industriale. D’altra parte, le decisioni di localizzazione di ciascuna impresa sono in realtà influenzate dalle aspettative circa l’esistenza in un sito geografico di imprese appartenenti a differenti settori industriali. Un’estensione del modello base in cui le decisioni di localizzazione di ciascuna impresa dipendono dal numero di imprese appartenenti a diversi settori industriali presenti in ciascun sito sembra quindi cruciale al fine di catturare gli effetti dell’interazione strategica.
(ii) Posizionamento spaziale dei siti geografici. Il modello base BDF non include esplicitamente né costi di trasporto né alcuna dimensione geografica che permetta di pensare ai siti come a punti in qualche spazio metrico. Mediante tale estensione ci si propone di sviluppare un modello alternativo (non necessariamente risolvibile analiticamente) in cui i siti geografici siano pensati come i nodi di un grafo direzionato (si veda p.e. Fagiolo et al., 2004a, 2004b; Fagiolo, 2005).

Requisito fondamentale in entrambe le estensioni è la possibilità di ottenere modelli capaci di generare implicazioni testabili empiricamente, per ogni singolo settore, circa la distribuzione del numero di imprese presenti nei diversi siti geografici e circa il peso relativo dei drivers tecnologici e di quello geografico - spaziali.

WP2: Esplorazione empirica dei patterns di agglomerazione industriale italiani
In tale fase ci si propone di:
(i) Estendere la nostra conoscenza dei patterns di agglomerazione industriale italiana attraverso il calcolo degli indici suggeriti in una serie di lavori empirici recenti (si veda Ellison e Glaeser, 1997, 1999; Maurel e Sedillot, 1999; Overman e Duranton, 2002; Dumais et al., 2002; Devereux et al., 2004; Combes e Overman, 2004; Rysman and Greenstein, 2005).
(ii) Estendere la stima del modello BDF base (e/o delle sue varianti sviluppate nel WP1) in modo da stimare il peso relativo dei drivers tecnologici e di quello geografico–spaziali in diversi periodi temporali e/o a livelli di disaggregazione spaziale differente (p.e. regionale). Tale analisi permetterebbe anche di trarre implicazioni di politica economica circa la dinamica dei patterns di agglomerazione regionali italiani;
(iii) Discutere criticamente i risultati ottenuti mediante una comparazione delle implicazioni ottenute nel punto (ii) e (iii). Tale fase dell’analisi ci permetterebbe anche di testare la robustezza del modello BDF e delle sue varianti.


Allegato: Bibliografia (Fagiolo_Bibliografia.pdf)

Partecipanti al progetto

Giorgio Fagiolo
Angelo Zago
Professore associato
Luca Zarri
Professore ordinario

Collaboratori esterni

Giulio Bottazzi
Scuola Superiore Sant'Anna
Angelo Secchi
Scuola Superiore Sant'Anna