Economia comportamentale e preferenze sociali

Data inizio
1 marzo 2004
Durata (mesi) 
24
Dipartimenti
Scienze Economiche
Responsabili (o referenti locali)
Tondini Giovanni

Il piano della ricerca prevede l’elaborazione di modelli analitici che, incorporando ipotesi di razionalità riconducibili all’approccio proprio della cosiddetta economia comportamentale (Behavioral Economics), gettino luce sulle principali implicazioni, dal punto di vista esplicativo, derivanti dall’adozione di assunzioni comportamentali che introducano una dipendenza diretta delle preferenze individuali da (i) preferenze, (ii) comportamenti e (iii) intenzioni di altri agenti economici coinvolti nell’interazione (social preferences).



Oggetto della ricerca:

Nell’ambito dei nuovi paradigmi di razionalità che emergono con particolare forza all’interno della letteratura economica contemporanea, una posizione di crescente rilievo è occupata dalla cosiddetta economia comportamentale (Behavioral Economics). Il punto di partenza di tale programma di ricerca può essere identificato nella nascita del filone dei cosiddetti `giochi psicologici’. Lo studio di Geanakoplos, Pearce e Stacchetti (1989) introduce un nesso diretto – e non puramente strumentale – tra fattori di carattere psicologico e dimensione `benesseristica’ individuale (formalmente rappresentata dai pay-off del gioco). Successivamente, Rabin (1993) inserisce esplicitamente preferenze sociali quali la reciprocità positiva e la reciprocità negativa nella struttura formale della teoria dei giochi non cooperativi. Oggi la riflessione sulle preferenze socialmente condizionate risente positivamente dei progressi ottenuti dall’economia sperimentale in questo ambito: numerosi lavori sperimentali hanno messo in luce la rilevanza empirica di un fenomeno come la reciprocità (cfr Fehr et al. 1993; Fehr e Schmidt 1999; Fehr e Gächter 2002). La nozione di reciprocità appare sempre più in grado di fornire spiegazioni plausibili ad una vasta e crescente evidenza empirica e sperimentale secondo cui, all’interno di numerosi contesti di interazione, si assiste alla creazione di reti cooperative stabili anche laddove la teoria economica tradizionale prevederebbe il diffondersi su larga scala di comportamenti improntati al free riding. L’importanza della complessità motivazionale nel determinare conseguenze economiche significative risulta evidente anche quando si considera un fenomeno come lo spiazzamento motivazionale (motivation crowding-out; cfr Frey e Jegen 2001; Seabright 2002). Con tale espressione si intende fare riferimento a quel meccanismo in forza del quale, in determinati contesti economici, schemi di (presunta) incentivazione imperniati sulla promessa di benefici monetari (extrinsic motivation) finiscono per produrre in realtà una riduzione della propensione a contribuire del soggetto (fondata invece su una motivazione intrinseca), determinando in ultima analisi un effetto opposto a quello desiderato.

Enti finanziatori:

Finanziamento: assegnato e gestito dal Dipartimento

Partecipanti al progetto

Collaboratori esterni

Luca Zarri
Università di Bologna Professore a contratto
Orietta Nicolis
Università di Bergamo Ricercatore